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4 gennaio 2014

Il fisico per la vita

Ieri sera mi sono guardato un interessantissimo documentario del 2004: Super size me. Probabilmente ne avrete sentito parlare... Parla di un uomo che per 30 giorni ha provato a mangiare solo da McDonald's, colazione, pranzo e cena. Bè, vi consiglio di guardarlo, perchè poi non quanta voglia avrete di mangiare ancora lì dentro. Io parlo da ipocrita, in quanto penso che mangerò ancora molte volte ai fast food, però a persone più sensibili in materia tutto quello che è successo a quest uomo farà ribrezzo. Non vi anticipo nulla, semmai lo voleste vedere... Comunque il film mi ha fatto venire in mente il rapporto che noi abbiamo con il cibo e con noi stessi. Tornando al medioevo sappiamo che il cibo era visto come il mezzo per equilibrare l'individuo (se volete approfondire consiglio la lettura del libro "Il cibo come cultura" di Montanari, forse il testo meno accademico tra i tanti in materia), quindi la dieta era diversa per ciascun individuo. Adesso la mania che sento più spesso in giro è quella della dieta ipocalorica, cioè con poche calorie per dimagrire. Questo mi pone davanti due problemi: 1 Perchè vuoi dimagrire? 2 Lo sai che le calorie non sono l'unica cosa che fa ingrassare?
Per la prima domanda si potrebbe fare un trattato, perchè per alcune persone dimagrire significa tornare in salute, per altre dimagrire è solo un modo per cercare di essere accettati dalla società... e da loro stessi. Ed è in questo caso che secondo me non ha senso procedere con diete privanti e limitanti in tutti i cibi di questa terra; in questo caso il problema è psicologico e togliere tutto penso sarebbe peggio. Penso che una persona che vede diminuire il proprio peso, nonostante mangi tutto tutto quello che mangiava prima (ovviamente in quantità minori) sia molto più remunerativo. E forse è per questo che negli ultimi anni i dietologi hanno iniziato a cambiare la mentalità della dieta, facendo capire alle persone che possono mangiare tutto ciò che a loro piace, e alzando quindi la loro autostima. E perchè no, se cominciassero a fare qualche sport sono sicuro che vedendo i propri miglioramenti sarebbero sempre più invogliati a tenere il proprio peso forma.
Il secondo punto è più complicato, perchè la moda del momento è farsi la propria dieta in casa, nonostante non si sappia niente di dietologia (pensate che ci sia un corso di laurea apposito per niente?!) arrivando a fare così diete che oltre ad essere ipocaloriche sono anche ipo-molto altro con la conseguenza di far indebolire le persone stesse. 
Ma perchè al giorno d'oggi il corpo è diventato così importante, quasi uno status symbol? Aver cura del proprio corpo è l'aver cura di se stessi, che è un modo di dire "Ehi, sono capace di curare me stesso, quindi sarò in grado di prendermi cura di qualunque cosa in vita mia". Questa è una certezza che noi cerchiamo di far diventar tale: la certezza di sapere chi si è. E il corpo è il primo specchio della persona: se una persona si rispetta fisicamente, si rispetta mentalmente; e se una persona si rispetta mentalmente verrà rispettata anche dagli altri. E questo è un fatto.

Detto questo vado a prepararmi la mia cenetta di stasera formata da cotoletta e piselli con pancetta... 
Buon appetito!!

13 dicembre 2013

L'arte del ridere

Oggi parlo di arte, cosa che ho sempre detestato sin da quando ero piccolo. Però mi sono dovuto ricredere di fronte alle vignette dello spagnolo Joan Cornellà (blog). Questo vignettista ha un'incredibile capacità di rendere il proprio linguaggio capibile da tutti, senza sentire il bisogno di ulteriori parole o spiegazioni. L'umorismo di Cornellà è un umorismo nero, deride la morte come solo chi supera il tabù di essa può fare. E forse è anche per questo che lo apprezzo così tanto. Nelle sue opere d'arte possiamo trovare personaggi che muoiono e si feriscono mantenendo sempre quel sorriso che diventa inquietante a tratti. Ma la sua vera genialità forse sta nel trasmettere forti messaggi sociali. Per esempio osservate la seguente vignetta:
Notate come l'uomo preferisca perdere una parte di se stesso piuttosto che rinunciare al proprio cappellino. Secondo il mio punto di vista questa è una gigantesca denuncia contro il materialismo della nostra società odierna, e questo tema viene ripreso più volte da Cornellà. Su google e su facebook ne troverete a centinaia delle sue immagini e vi invito a darci un'occhiata. Lui ci permette di fare quella risata molto amara, che oggi non viene mai vissuta appieno per colpa del perbenismo che si è andato diffondendo negli ultimi anni. Io sto riscoprendo le risate a crepapelle dopo un periodo in cui me ne sono successe di tutti i colori, e grazie a lui adesso mi faccio una risata delle disgrazie. Facendo una doppia citazione finisco con una citazione di Cornellà che in un intervista cita Beckett
"In “Finale di partita” di Beckett, un personaggio dice che non esiste “niente di più divertente della disgrazia”. Questo è certo. La morte è qualcosa che non sappiamo affrontare e quando ci sorprende possiamo solo ridere o piangere."
E di certo ridere è meglio che piangere!