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27 gennaio 2014

Crescere

Io sono un sognatore che non crescerà mai, ma questo non è del tutto vero. Ultimamente ho realizzato che a volte non ci accorgiamo nemmeno di crescere; noi pensiamo di riuscire a restare indifferenti a ciò che ci accade, ma non è così. I momenti che viviamo ci modellano e ci trasformano come pongo. Per esempio io ho rivalutato una storia che tutti noi conosciamo: la volpe e l'uva. Da sempre a questo racconto è stata data una lettura che porta a considerare la volpe come autrice di un gesto senza onore, o comunque da non imitare. Io, partendo dalle mie esperienze di questi mesi, non sono totalmente d'accordo. La volpe vede nell'uva il suo obiettivo, che potrebbe benissimo essere assimilato ad un nostro qualsiasi obiettivo nella vita. Ma dopo svariati tentativi la volpe si accorge di non riuscire ad arrivare all'uva e si limita ad abbandonare quel sogno e per darsi una giustificazione si autoconvince che quell'uva è acerba. Sin da quando ero piccolo mi hanno sempre insegnato che questo non è l'atteggiamento giusto per affrontare le difficoltà della vita, e su questo sono d'accordo. Però vorrei aggiungere che non sempre si riesce a raggiungere i propri obiettivi, sia perchè improbabili in partenza, sia perchè ci sono stati eventi che hanno portato questi fuori dalla nostra portata. In questi casi cosa sarebbe meglio fare? Continuare ad inseguire l'impossibile oppure rendersi conto della situazione e ripiegare su qualcos'altro? Certo, se parliamo intellettualmente e filosoficamente la seconda scelta sarebbe moralmente inaccettabile; ma nella nostra vita quante volte ci capita di dover cambiare rotta? E se invece di cambiare rotta noi provassimo imperterriti a continuare per quella strada cosa succederebbe? Ed è qui che si inserisce il passo avanti: non si può generalizzare. Esistono molte situazioni diverse, e ognuna di queste ha bisogno di una risposta diversa: certe volte bisogna continuare senza esitazioni nonostante le difficoltà, altre volte sarebbe meglio capire che rinunciare sarebbe meglio per noi stessi (e per gli altri). E quando l'obiettivo è troppo radicato in noi abbiamo bisogno di dare una giustificazione al nostro fallimento; si può sminuire l'obiettivo (dicendo che l'uva è acerba) oppure si può cercare in qualcos'altro una maggiore motivazione. Tutto questo è partito dalla mia analisi della situazione con Giorgia. Mi sono reso conto che per me lei è come l'uva: bellissima ed inavvicinabile; e io, come la volpe, sto cercando di renderla "acerba", ma ogni sforzo per adesso è inutile. I miei amici mi hanno fatto notare che secondo loro l'opera di autoconvinzione non potrà mai essere completa, perchè in fondo al nostro cuore noi sapremo sempre qual è la verità, ma anche questo per me non è sempre vero: la convinzione che porta le persone a suicidarsi è di questo tipo, cioè si autoconvincono che non ci sia nulla per cui vivere, sapendo comunque benissimo che non è così. Ma continuando a ripetere a se stessi una bugia alla fine si arriva a convincersi della veridicità della cosa, e si compiono atti non sempre intelligenti. Quindi io sono dell'idea che a volte la mossa della volpe possa divenire utile per andare avanti, per chiudere delle pagine del nostro passato che ci tormentano nel presente e che non ci permettono di guardare al futuro con la serenità necessaria per viverlo mettendo in gioco tutta la propria persona.
Detto questo "good night" e vi lascio con LA canzone per tutti quelli che come me non cresceranno mai.

15 dicembre 2013

Punti di vista

Oggi, nella mia consueta ora passata a pensare sdraiato sul mio letto, ho fatto un pensiero che mi ha lasciato perplesso. Mi stavo chiedendo se quando amiamo lo facciamo per gli altri o solo per noi stessi; intendiamoci, in questo caso con amore intendo tutti i tipi di amore: da quello verso i famigliari a quello verso la nostra amata. Ebbene mi chiedevo appunto se l'amare una persona non sia un amare se stessi. Effettivamente se ci pensate difficilmente noi doniamo qualcosa agli altri senza pretendere qualcosa dagli altri, e allo stesso modo quando amiamo pretendiamo di essere amati, altrimenti noi non riusciamo ad amare. Forse dipende dal fatto che per noi l'amore è il vedere in chi abbiamo di fronte una parte di noi stessi, e il fatto di riuscire a conquistarla lo vediamo come un arricchimento personale, che in un modo o nell'altro ci rende più forti. Ma, ripensandoci, è impossibile dire se l'amore è verso noi stessi o verso gli altri quando, dopo millenni di filosofia, non riusciamo nemmeno a dare una vera definizione di amore. Ognuno si è fatto la propria idea di amore, e quest'idea è diversa a seconda delle esperienze che ognuno ha vissuto nella propria vita. Cosa c'è di diverso tra l'amore di un ragazzo e una ragazza rispetto all'amore verso una squadra di calcio? Si condividono momenti di gioia e di dolore in entrambi i casi... O, andando più sul polemico, cosa c'è di diverso tra un amore uomo/donna e uno uomo/uomo o donna/donna? Senza voler entrare nel problema del matrimonio e dell'affidamento dei figli (sul quale non ne so abbastanza per parlare) dico che non ha senso giudicare in modo diverso l'amore tra due persone dello stesso sesso e l'amore tra sessi differenti. A meno che il problema non sia il sesso, quel grande tabù della società moderna, del quale non si può parlare pubblicamente, ma che viene presentato con tutti i doppi sensi possibili a tutte le ore, in TV o nei cartelloni pubblicitari. E a che scopo? Proteggere i minori? Ma per piacere... Secondo voi i più piccoli al sentire la parola sesso si scandalizzano? No, perchè non sanno nemmeno cosa voglia dire! Solo che il darle tanta rilevanza quando entra in un discorso la pone in rilievo per il bambino. E la stessa cosa accade con le parolacce. Però quando si tratta di censurare cartoni animati giapponesi non ci si risparmia mai, vero? Questa è l'ipocrisia di questa nostra Italia di "grandi", che censura battute di One Piece, o Dragon Ball, ma che manda in onda cose come il Grande Fratello che dovrebbero essere vietate per legge... Ma sì, forse questo è solo il mio pessimistico punto di vista, forse è giusto così e quando sarò "grande" me ne renderò conto... Come ti dicono gli adulti quando non vogliono darti una risposta:" Non puoi capire..."