Translate in your language

Visualizzazione post con etichetta decisioni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta decisioni. Mostra tutti i post

18 dicembre 2015

Un altro venerdì sera

Anche oggi mi ritrovo a scrivere ad orari improbabili e anche oggi tutto quello che mi viene in mente riguarda il peggio della giornata.
Giornata iniziata male in quanto sono sfumate (almeno per ora) le mie possibilità di lavorare all'estero nel 2016. Non che questo sia la fine del mondo, ma è tutto quello che sta dietro che rende questo venerdì sera triste, come al solito. Dietro c'è una burocrazia, tipicamente italiana, che non ti permette di inseguire i tuoi sogni fino in fondo. Dietro ci sono professori svogliati che oltre a fare il proprio "compitino" non si impegnano assolutamente per aiutare gli studenti che provano a guardare oltre al giardino di casa propria. Dietro trovo anche il problema di abbandonare una situazione che tutto sommato è comoda.
E questa è una cosa tutt'altro che scontata.
Mi trovo a vivere lontano dalla mia famiglia e dalla mia ragazza, ma allo stesso tempo sento che forse questa vita mi appartiene più di quanto penso. Quanto è buffa la vita... Quando ho iniziato a scrivere su questo blog pensavo a come doveva essere il sapere di aver sempre qualcuno al tuo fianco che ti sorregga, che ti dia sempre un motivo per guardare avanti con serenità. Adesso mi ritrovo in questa situazione agrodolce dove se da una parte sai di avere tale persona, dall'altra non sei più sicuro di cosa stia succedendo tra voi. La distanza di certo non aiuta... e nemmeno la difficoltà nel trovare momenti in cui parlare. Ne ero ben consapevole che non sarebbe stata facile, ma mai avrei pensato di arrivare ad un giorno in cui il pensiero fisso è: ne vale la pena? 
Ne vale la pena... Domanda da 1 milione di dollari...
Ne vale la pena continuare una relazione che sembra lentamente incrinarsi? Ne vale la pena andare a lavorare all'estero, cambiare tutto un'altra volta e non avere mai un posto fisso dove vivere? Ne vale la pena lasciar deteriorare alcuni rapporti con famiglia e parenti per questo? Ne vale la pena programmare la propria vita non solo in base alle proprie esigenze, ma anche in base ad un'altra persona?
Sino ad un mese fa avrei risposto di sì senza nemmeno dubitare, ma ad oggi le cose sono differenti. Non esiste più nessuna certezza nella mia vita, nessun intoccabile, nessun piedistallo immutabile. In fondo se non ti aspetti nulla dalle persone almeno non possono più deluderti, no?
Facile a dirsi...
I piedistalli si creano da soli e l'unico modo per tirarne giù una persona è distruggere il piedistallo stesso. Fortunatamente le persone tendono ad autodistruggerli prima o poi. E con loro si distrugge quel muro chiamato fiducia che non ci permetteva di vedere com'era la realtà delle cose. A quel punto sta a noi capire se quel rapporto personale può continuare come prima o va modificato. Ma modificare significa perdere, e noi spesso non siamo pronti a perdere ciò che fino a 5 minuti prima era considerato intoccabile, quasi un pilastro della nostra vita. E quindi torniamo sui nostri passi e perdoniamo. Perdoniamo anche l'imperdonabile. Ci illudiamo che la realtà non stava dietro a quel muro ma davanti; ci illudiamo che quello che abbiamo scoperto è solo una parentesi, che il nostro piedistallo era motivato.
Insomma gira e rigira troveremo sempre il modo di rivalutare la situazione, nonostante tutto ciò che abbiamo sofferto. 
Persone normali farebbero tabula rasa e ricomincerebbero come se nulla fosse, ma io non sono normale. Io sono attanagliato in mezzo tra il rancore e la speranza, e non riesco a trovare pace. Tutte le persone importanti della mia vita mi hanno ad un certo punto deluso, per un motivo o per l'altro. Chi più, chi meno facilmente li ho perdonati tutti e ho iniziato a ricostruire il piedistallo, sapendo benissimo di non doverlo fare. L'unica cosa che ho imparato è a non aggiungere altre persone nel mio personalissimo regno dei cieli: almeno limito i danni.
Il perdono non è scontato, ma è il primo passo. Forse il perdono che io tanto facilmente concedo è un perdono verso me stesso, un perdono di cui avrei enormemente bisogno. Gran parte della mia vita è fatta da momenti di cui mi pento, momenti in cui col senno di poi avrei agito diversamente. Momenti in cui oltre ad aver deluso persone che a loro volta mi avevano messo sul piedistallo ho anche deluso me stesso. E la mia cocciutaggine non mi ha mai permesso di avere una vera riconciliazione con queste persone: tutto è passato ed ora si comportano come se nulla fosse successo. Ma dentro di me so che non è così. E il mio perdonare in continuazione è il sintomo di questo vero perdono mai avuto e di cui così tanto ho bisogno.
E chissà che nel mio girovagare senza una meta precisa io non trovi ciò di cui sto andando così disperatamente in cerca.
Forse la soluzione sarebbe andare Into the Wild...


22 gennaio 2014

Lascia passare

Nella vita bisogna anche saper andare avanti, si deve avere la forza di lasciar che le cose vadano come devono andare. Tenere in vita un qualcosa che non ha mai avuto veramente vita è sbagliato. Secondo me esiste un destino: possiamo lottarci contro e cercare di aggirarlo in qualche modo, ma in fin dei conti ci sono dei punti fermi nella nostra vita che ritornano sempre, in qualunque caso. Ho passato gli anni delle superiori a scappare da qualcosa, forse a scappare da me stesso; mi sono rifugiato in comportamenti che non erano miei, mi sono ribellato a qualsiasi imposizione solo per il gusto di farlo. Ma sono arrivato in questo momento a capire come tutto questo non mi abbia mai in verità allontanato da ciò che sono sempre stato e che sempre sarò. In verità mi è sempre piaciuto leggere e imparare cose nuove, ma in questi anni non ho fatto altro che far finta che quelle cose non fossero per me; mi sono sempre intrattenuto in altri modi per non rischiare di sentirmi incolpato per ciò che sono veramente. Qualche anno fa giocavo anche in porta a calcio, e mi piaceva il ruolo. Ma avevo paura: avevo paura di fallire in quello che veramente amo; se anche da giocatore avessi fallito non mi sarei fatto nessun problema, tanto io sapevo di non essere portato per quello. Ma fallire quando ci tieni veramente è diverso. Durante quest'estate dovevo decidere cosa ne avrei fatto del mio futuro, e anche li stavo per non scegliere quello che realmente avrei voluto fare: ero indeciso tra scienze gastronomiche e scienze e tecnologie alimentari, due corsi simili, ma allo stesso tempo diversi. Scienze gastronomiche (sg) era il mio sogno, perchè io vorrei diventare critico culinario, ma scienze e tecnologie alimentari (sta) forse mi avrebbe facilitato nel trovare lavoro. A fine agosto ho fatto l'esame d'ammissione per sta ed ero passato. A quel punto dovevo scegliere se accettare di fare sta vicino casa, o provare a fare l'esame di sg a 250 km da casa (con il rischio di no passarlo e quindi perdere un anno). Dopo qualche giorno di riflessione decisi di non rischiare e percorrere la via più sicura, la via che non mi richiedesse di mettermi in gioco al 100%. Ma evidentemente il progetto per la mia vita era diverso: l'iscrizione era scaduta il giorno precedente, senza possibilità di reiscriversi successivamente. A quel punto non avevo scelta: dovevo inseguire i miei sogni, dovevo andare dove mi portava il mio istinto. E lì ho capito che mai più in vita mia mi sarei tirato indietro per qualcosa che amo fare. Ed è così che mi ritrovo il 22 gennaio ad essere uno studente di scienze gastronomiche, fuori sede, che gioca come portiere in una squadra di calcio a 7 e come ala in una di calcio a 5, che ha deciso di affrontare un programma di flessioni per sentirsi in forma e che gestisce un blog che ha sempre sognato di creare. Manca solo l'amore, ma in quel campo l'importante è avere pazienza, e saper lasciare quando le cose non vanno come vuoi. Vi lascio con la canzone probabilmente più bella del 2013, godetevela!